Le mani non devono essere perfette per fare carezze creative

martedì 14 dicembre 2010

Wonderful Life - Alter Bridge

Close your eyes,
And just hear me sing,
One last long goodbye,
One last song before you spread your wings.

There's so much left to say,
And before this moment slips away

What a wonderful life,
For as long as you've been at my side,
And I want you to know,
I loved you so

The cold night calls,
And the tears fall like rain,
It's so hard letting go,
Of the one thing I'll never replace

And soon you will be gone,
But these words, they will live on

What a wonderful life,
For as long as you've been at my side,
And I want you to know,
I'll miss you so,
And though our days come to an end,
No, I'll never love like this again,
What a wonderful life my friend

All that I am,
You let me be,
I will remember you,
For all that you've done,
And given to me

Love will remain,
This I can see,
Now and forever more
Because of you,
Now I believe
I believe

What a wonderful life,
For as long as you've been at my side,
And I want you to know,
I loved you so

What a wonderful life,
For as long as you've been at my side,
And I want you to know,
I'll miss you so,
And though our days come to an end,
No, I'll never love like this again,
What a wonderful life
A wonderful life
What a wonderful life
What a wonderful life

And with one last embrace
As the tears fall like rain you're gone
And with one last goodbye,
As you fade out tonight, you're gone.


venerdì 26 novembre 2010

il mio elenco alla "vieni via con me"

Con alcuni amici, ogni venerdì sera, condivido il cibo con amici senza fissa dimora perchè:

1. credo nella dignità dell’uomo e nel suo diritto inalienabile al cibo, anche se è cibo diverso dal mio

2. perchè preferisco parlare in lingue diverse che non conosco ed ascoltare racconti di terre lontane anzichè far finta che dal Po in giù non esista un altro mondo

3. perchè ci sono degli occhi e dei sorrisi che danno senso alla vita

4. perchè fa freddo e passare una serata all’aperto ti schiarisce le idee

5. perchè preferisco spezzare il pane con gli ultimi che bere vino con i potenti

6. perchè mi è stato insegnato che se vuoi vedere un cambiamento nel mondo devi provare tu ad essere quel cambiamento

7. perchè mi ricordo di essere un essere umano che ha bisogno degli altri per vivere

8. perchè sono felice degli incontri che faccio

9. perchè quando ti accorgi che esiste un altro mondo che vive parallelamente al tuo non puoi più fare finta di niente

10. perchè amo la vita e condividere è l’unico verbo che da senso alla mia

11. perchè non ho paura di tuniche o documenti d’identità fantsma

12. perchè ho paura di chi urla e profetizza una superiorità della razza…. anche se non ha i baffetti e non parla tedesco

13. perchè un giorno potrei esserci io in strada e mi farebbe piacere che qualcuno si prendesse cura di me

14. perchè non mi costa nulla cucinare un po’ di pasta in più

15. per ritrovare gli amici e stare in famiglia

16. perchè la rivoluzione parte dal basso e poi va su, come dovrebbe essere la politica, gestita dal basso

17. perchè mi riconosco negli occhi di quei fratelli e quelle sorelle

18. perchè mi è stato insegnato “Ama il prossimo tuo come te stesso”

19. perchè mi commuovo degli incontri che mi stanno cambiando

20. perchè non sono d’accordo con Dante: perchè io voglio curarmi di loro e guardare e non passare, ma stare.

mercoledì 17 novembre 2010

Il perdono

Ha un grande valore il perdono, perchè se non perdono il mio futuro si chiude in una forma che non permette più alla vita di scorrere. Il perdono richiede tre passaggi faticosi.

"Ama il prossimo tuo come te stesso" in ebraico è "ama il prossimo tuo perchè è come te stesso". Il male si accomoda nel cuore e nel cervello, si ripete fino all'insensibilità e spesso si riaffaccia ingannevole sotto altra forma quando pensavi di averlo allontanato. "il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche che Dio aveva fatto.."; il male raggira, ci compra, ci chiude e vuole che noi non camminiamo.

Capire non vuol dire giustificare, il male è male, capire è la misericordia che nasce da un cuore che conosce le proprie miserie, i propri dolori, i propri errori e che quindi riesce ad accogliere anche l'altro nella sua debolezza. La compassione nasce da un vedere. Un conto è abitare nei palazzi, un conto è abitare con la gente e guardarla negli occhi ogni giorno e vederne nel volto la stanchezza, l'incapacità di essere quello che vorrebbe essere.

"Misericordia" in ebraico è rachamim, la cui radice rimanda alle viscere uterine, al grembo materno; è così che capisco l'eccesso di misericordia di una mamma verso un figlio e di Dio verso i suoi figli. Perchè li hanno partoriti. Hanno accettato anche quelle parti della loro vita che non sono ancora compiute, cercano di spingere in avanti quello che ancora appare piccolo e debole, incompleto e immaturo.

Il perdono richiede la lotta con noi stessi per non diventare come ciò che odiamo. L'odio ha la forza di toglierti l'identità e farti forma di ciò che odi, se non riesci a portare il nome di colui che odi "un po' più in là dell'odio e dell'invidia".

Dobbiamo trasformare il nostro istinto violento in dolcezza, la chiusura in apertura; occorre che "non tramonti il sole sopra la vostra ira", perchè se un dolore ci tormenta, ci possiamo sforzare finchè vogliamo, ma ci porteremo sempre dentro il bisogno di vendicarci. Il perdono libera il cuore quando va oltre le ferite, quando non cerca la sconfitta dell'avversario, ma ha rispetto di quello che l'altro potrebbe essere e non riesce ad amare.
Il perdono sa che la vita si manifesta in una maniera incredibilmente lenta e quotidiana.

Quante persone facciamo soffrire con il nostro odio, quante soffocano per il nostro rancore, quante sono prese nella rete delle nostre disperazioni. Nel cuore ferito si annida il bisogno di ferire gli altri, forse persino di essere feriti ancora.

La terza fase del perdono è la più fatico, ma la più necessaria per essere liberi finalmente da ciò che ci ha ferito. Ti perdono io, che sono stato la persona ferita. Ciò che abbiamo di più bello sono tutti quei punti della nostra vita che in origine possono aver fatto molto male ma coi quiali abbiamo imparato a vivere e che si sono trasformati in sorgenti di comprensione e di bene.

L. Verdi

il contrario di uno

Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato

E. de Luca

Considero valore - Erri de Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finché dura un pasto, un sorriso involontario,
la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere
in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordarsi di che.
Considero valore sapere in una stanza dov’è il nord, qual è il nome
del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

mercoledì 13 ottobre 2010

Tours, Francia 2007-2008

Padova

12 maggio 2008

Un anno.

È passato un anno ma sembra un secolo fa. Iniziando questa pagina mi sento come se stessi iniziando la “parte 2” di questo diario.

E la cosa mi piace.

Quante e quali cose sono passate in questi dodici mesi. Non sono neanche in grado di contarle tutte. La più importante, ovviamente, l’erasmus.

Il miglior regalo che potessi fare alla mia vita. 9 Settembre – 16 Febbraio.

Non ho mai vissuto fino a quel momento.

Ho scritto molto di quel periodo, ma da un’altra parte, che ora è chiusa come quella esperienza, per sempre conservata nella parte più cara del mio cuore.

È stato il periodo della mia vita in cui ho finalmente trovato tutto ciò che cercavo, e dato risposta a milioni di dubbi.

Ma soprattutto, è stato il periodo in cui ho trovato me.

In cui ho conosciuto la me stessa più vera, la donna.

E soprattutto il momento in cui ho lasciato che il mondo mi scoprisse ogni giorno, così come io ho fatto con lui.

Ogni singolo giorno è stato prezioso, un tesoro che porterò con me per sempre, ma non rinchiuso in un baule con un grosso catenaccio, no, a disposizione di chiunque voglia attingerne.

Ho sempre saputo che la libertà è il bene più prezioso che una persona possiede, ma non ho mai compreso quanto sia importante essere liberi nella maniera più totale, ossia semplicemente ESSERE se stessi cercando di esprimere ogni momento ciò che si prova.

Esprimere per condividere, che altrimenti se te le tieni per te le emozioni ed i sentimenti finiscono per seccarsi dentro, inaridendosi giorno per giorno, come le piante dei vacanzieri nella calura d’estate.

Io sono stata.

Io ho vissuto.

Io ho condiviso.

Tutto ciò che era celato in me, sepolto sotto cumuli di rimorsi e rimpianti d’annata, di paure inutili e pure un po’ infantili e di vergogna generata dal complesso del sentirsi inadatta.

Beh, tutto è svanito con il soffio di un pensiero.

Sono stata perché ho vissuto, ed ho vissuto perché ho condiviso regalando e rubando quanto di meglio potessi trovare nelle persone che mi erano accanto.

Sono stata una ladra di pazienza e di affetto, ho cercato di sfamare l’insaziabile e lacerante vuoto che era cresciuto con me in lunghe nottate di pianti sommessi.

Ho prosciugato, per quanto ho potuto, le fonti inestinguibili dei doni ricevuti.

Non posso pensare a loro e scindere i loro volti dalla definizione di “famiglia” che un qualsiasi dizionario di qualunque lingua può fornire.

Sono stata madre, figlia, sorella ed amante di ognuno di loro.

Ho amato. Sempre. Nella maniera più profonda e per il puro piacere di farlo.

Ho ascoltato le mie pulsioni ed i miei istinti, facendo sempre ciò che mi suggeriva quel pizzico di pazzia che rende la vita interessante.

Non ho mai avuto paura.

Non sono mai stata sola.

Ma ho pianto comunque molto.

Ho pianto perché la gioia era troppa.

Insopportabile tutto l’amore che ti si riversa addosso se vivi in pace.

Ho pianto perché non volevo abbandonare qualcosa che sarà parte di me in eterno. Come un giuramento dinanzi ad un altare più forte di una promessa che non si può mantenere.

Ho sentito la carne come strapparsi quando, a poco a poco, uno per volta, sono partiti i membri di questa famiglia acquisita. Ho temuto di non essere in grado di respirare quando ho chiuso alle mie spalle la porta di quella che per sempre sentirò essere la mia casa. Il mio punto di partenza e ritorno.

Ci è voluto tempo perché trovassi la forza di scrivere tutto questo. Tre mesi. Quasi tre mesi sono passati da quando atterrai nella notte più triste della mia vita. Il mio ritorno a casa. O ad una parte di essa.

Un’altra parte, forse la più grande, è rimasta lì, celata dietro quella porta chiusa. Io la immagino immobile, sacra, inviolata come quando ho detto addio. Anzi, arrivederci ad un domani che so esistere ma che è ancora lontano.

Tre mesi. Ma il sangue corre più veloce mentre scrivo queste parole che descrivono ricordi. Ricordi forti, pieni, vivi, indelebili, veri, amati. E tutto sembra così vicino eppure perduto tra le nebbie dei tempi.

Una favola meravigliosa che deve ancora trovare la sua fine. Che continuerà ad essere raccontata fintanto che nei nostri cuori rimanga intatto l’amore puro verso gli altri, compagni di viaggio che han condiviso con noi la fase più importante della nostra crescita.

Mi manca Tours. Mi manca sempre.

Ma non c’è tristezza né rimpianto in ciò che provo. Io continuo comunque ad essere felice ed a provare amore.

Benedico ogni istante di quei sei mesi, benedico ogni singolo sguardo che ho incrociato, ogni centimetro d’aria che ho condiviso con qualcuno. Non c’è nulla che possa scalfire questi sentimenti, i più forti che il mio cuore ricordi.

Ho trovato e conosciuto me stessa in questo viaggio, ma sento che la conoscenza è ancora lunga.

Ho amato molte persone ma una in particolare e l’ho amata davvero. Posso ancora sentire ciò che prova e ciò che pensa. È ancora l’unico a cui il mio cuore pensa appena ha un po’ di tempo libero.

Io so di amarlo. Come non ho mai amato nessuno. Perché sta volta, ho amato prima me e poiché ho amato me sono stata in grado di amare lui; senza perdere il mio io, senza distogliere l’attenzione da ciò che eravamo prima come noi stessi e poi come unica persona.

Io provo ancora tutto questo.

E, se è possibile, in maniera ancora più forte perché più consapevole. E credo che in fondo anche lui lo sappia. E credo che in fondo lui provi lo stesso, ma la paura di ciò che sente e di perdere ciò che ha assorbe gli echi del suo sentimento.

Ed io lo amo e non ho paura di dirlo, e prego che possa essere felice e che non scenda a compromessi mai, ma che pretenda di vivere la vita nella maniera più piena, perché è tutto ciò che merita.

E lo amo al punto tale che so che non ci sarà mai un luogo ed un tempo adatti per noi, ma sono felice lo stesso, perché ho avuto la grazia di conoscerlo ed entrare a far parte della sua vita seppur per un breve periodo.

Ed accetto la sua perdita.

In maniera matura e consapevole accetto il fatto che non solo l’oceano ci divide, ma anche un mondo fatto di abitudini, convenzioni ed atteggiamenti totalmente diversi.

Ma lo accetto.

Sarà sempre vivo in me il fuoco che provo per lui. Gli ho donato tutto ciò che potevo; avrebbe potuto uccidermi soffiandomi un po’. Ma non lo ha fatto.

Mi ha accettata e sostenuta e protetta ed ammirata, ed ha preteso che io facessi lo stesso.

E ci siamo donati l’un l’altra nella maniera più libera possibile, ma senza perderci, regalando all’altro quanto più era possibile regalare, in modo che conservassimo sempre, come un marchio a fuoco, come un tatuaggio inciso fin nelle viscere dei nostri intestini, ciò che consapevolmente ci stavamo regalando.

La verità del sentimento, la sua profondità e purezza hanno lasciato tracce indelebili nelle nostre vite. Tracce da cui dobbiamo ripartire facendo i conti con loro.

Io non so più quante volte ho ringraziato Dio per tutto ciò che ha voluto concedermi. Ma tutte queste volte non sono ancora abbastanza. Allora che ogni mia preghiera sia una volta in più, che se pregherò tutta la vita forse sarò in grado di estinguere il debito.

È stato un anno pieno. Il più intenso. L’anno in cui sono cresciuta.

L’anno in cui sono diventata la donna che cercavo disperatamente di veder riflessa negli occhi degli altri. L’anno in cui ho ripreso contatto con la mia terra e tutte le estremità del mio corpo.

L’anno in cui ho capito che cosa sia finalmente la vita e quanto sia inutile cercare di viverla da soli. Che le cose vissute assieme valgono il doppio.

L’anno in cui mi sono riappropriata del mio nome, per quanto indichi per me un destino silenzioso (Monica, dal greco Monaké, la solitaria).

L’anno in cui ho trovato ciò che ho cercato tutto il resto della mia vita.

Me stessa.

Mi chiamo Monica De Spirito, ho quasi ventisei anni e sono VIVA.


L'erasmus che torna 3 anni dopo!

Tantissime persone hanno provato ciò che ho provato io, generazioni di studenti hanno deciso di trascorrere parte della loro vita in un altro paese, con persone sconosciute, per ritrovarsi poi più ricchi d’esperienza e con una nuova famiglia su cui fare affidamento.

Perché è questa l’eredità dell’erasmus, una nuova famiglia.

Può essere difficile comprendere tutto questo per chi non ha mai vissuto esperienze del genere, per chi è sempre rimasto attaccato ben saldo ai confini della propria nazione o, peggio, ai limiti della propria regione; ma non potrei trovare parole migliori né voglio cercare definizioni più appropriate.

Quello che ho vissuto è la storia di mille altri ragazzi, o forse la storia di nessuno perché poi le esperienze sono personali e non si possono generalizzare i sentimenti; ma so con certezza che chiunque abbia provato ciò che sto tentando di descrivere, non lo dimentica più. I ricordi, le immagini e le voci delle persone che incontri sono qualcosa che ti rimane dentro per sempre; infondo, non si sente parlare di “depressione post erasmus”?

Parlo di vita, quella vera vissuta e condivisa; di amore e di amicizie salde quando le fondamenta della terra ed, infine, parlo della riscoperta di sé attraverso gli occhi degli altri, una scoperta emozionante ed emozionata di tutto ciò che noi non siamo in grado di scorgere in noi stessi, semplicemente perché abbiamo paura.

Per questo ho deciso di condividere alcune pagine personalissime del mio diario di 3 anni fa.... A volte c'è bisogno di condividere queste esperienze a distanza... Soprattutto se poi la Vita ci si mette di mezzo e ti fa capitare a casa il tuo grande amore in viaggio di nozze, catapultandoti immediatamente in un mare di ricordi e sentimenti a cui tu non riesci davvero a far fronte. Ma è Vita ed è bella!

Il prossimo post quindi altro non è che il piccolo resoconto di quella esperienza, scritto molto tempo fa e per altri scopi, ma ancora così vero, così attuale che mi è venuta la voglia di ripubblicarlo!


Testimonianza Gim1

Non è facile, per me, raccontare l’esperienza di Vita vissuta in Cambogia. E’ stata TANTA è stata PIENA è stata DIFFICILE, ma quella di partire è stata una delle scelte più importanti della mia vita.

Sono partita cercando il silenzio, sperando di trovare lo spazio ed il tempo per pensare perché venivo da un periodo denso di esperienze, di emozioni e di dubbi, mi sentivo carica e mi piaceva molto l’idea di partire dopo aver concluso il Gim 1, mi sentivo pronta, solo non sapevo quanto.

Appena arrivi in un paese lontano vieni completamente sconvolto dalla quantità di odori, suoni e colori che ti accolgono, poi piano piano impari a farci l’abitudine, ma all’inizio ti spaventano molto. La folla per strada, la lingua di cui non capisci nulla quegli sguardi così intensi e lontani da quelli che incontri ogni giorno che spesso fai fatica a sostenerli. Ma sono tutte cose che più o meno metti in conto quando parti. Quello che non puoi sapere è quanto sarai disposto a fare spazio all’Altro che ti viene incontro. Perché puoi scegliere di vivere l’esperienza in maniera più o meno profonda, puoi scegliere di vedere o guardare. Ma spetta solo a te.

Io in Cambogia sono profondamente stata messa in discussione in tutta la mia umanità. Ho passato un mese da sola, in compagnia di cambogiani che mi hanno accolta nella maniera più semplice possibile, cercando sempre di farmi stare bene; ed io mi sono sentita a casa ogni singolo giorno. E’ un paese pieno di contraddizioni, la politica è una delle peggiori del pianeta, la corruzione è dilagante, una delle più grandi fonti di guadagno è il turismo sessuale minorile (qui le tariffe sono piuttosto “convenienti” ed i bambini cominciano ad essere venduti a 3-4 mesi per 300 dollari) ed i “clienti” sono per il 90% europei di buona estrazione che si nascondono dietro a parrucchini e baffi finti. Il governo sta svendendo tutto, le isole, la sabbia delle spiagge tropicali dove, se cammini un po’ e presti attenzione, ti capita di notare che l’arena cambogiana viene sostituita da sacchi di plastica (tipo quelli che contengono il grano) pieni di sabbia, provenienti da Mondragone (Caserta) e un po’ ti viene da chiederti che tipo di sabbia sarà quella e soprattutto chi la manda lì…. Il territorio cambogiano fino a 40 anni fa era ricoperto da giungla, ora ne rimane veramente poca e la deforestazione selvaggia sta facendo aumentare la temperatura e l’umidità creando evidenti disagi per la popolazione. Praticamente non esistono coltivazioni al di fuori di quella del riso che comunque viene prodotto solo per l’autosufficienza delle famiglie.

Eppure la Cambogia è un paese splendido. Ferito, sanguinante e sconfitto, ma conserva un tesoro splendido: la sua gente. Non ci si abbraccia laggiù, non ci si tocca mai, ma non io non ho mai provato la sensazione di distacco o simile perché chiunque tu conosca od incontri ti accoglie con un grande sorriso, spesso sdentato, ma che fa brillare gli occhi. Trent’anni fa la popolazione è stata ridotta di più di un terzo da uno dei genocidi più ignorati dall’umanità, i soldati erano bambini di 10 – 15 anni che per dimostrare fedeltà dovevano uccidere i propri genitori, e chiunque ha subito perdite devastanti e brutali. Vi sono ancora molte tracce di questo ma, mi è stato detto, il popolo aveva due scelte: continuare ad uccidersi tra fratelli o perdonare e andare avanti. Loro hanno scelto di perdonare ed ora carnefici e vittime convivono pacificamente gli uni accanto agli altri. Un uomo mi ha detto che hanno capito che l’unico vero strumento di pace è la comunicazione vera e profonda che crea relazioni, perché se ti ricordi sempre che quello che stai per uccidere è tuo fratello, se ti riconosci in lui, allora la pace può essere preservata. Un altro mi ha detto che in cambogia sono molto poveri, non hanno nulla ma che quindi non hanno nulla da perdere e non hanno paura di incontrare le persone, perché se non hai niente non hai neanche nulla che possa esserti portato via, perché te stesso, la tua essenza non te la può togliere nessuno. Ed ogni parola ha un peso fondamentale, se si deve raccontare qualcosa che richiede tempo, a cui bisogna prestare attenzione, non la si racconta fino a quando non si è disposti a dedicarci tempo, senza limitazioni. Non si incominciano mai discorsi che sai di non poter terminare perché ogni singola parola ha un significato e valore, è molto molto importante.

Io mi sono scoperta adulta in cambogia, per la prima volta mi sono “sentita tutta”, cioè ho sentito il mio Spirito perfettamente modellato dal mio corpo. E’ il dono più grande del viaggio, un altro è stato sentirsi dire che non sono la classica occidentale perché sorrido e gli occidentali non sorridono.

E’ stata la prima cosa di cui mi sono accorta al mio rientro. Siamo una società triste, siamo noi i poveri se non sappiamo più sorridere. Sono tornata con un estremo bisogno di radicalità, bisogno di “togliere” le cose inutili, tutte le sovrastrutture che si hanno nei rapporti, ad esempio, e che ci impediscono di viverli in pienezza, quando sono l’unico vero lusso che abbiamo. Togliere per trovare l’essenziale, come fanno gli intagliatori, levano il legno per creare opere splendide. Ma la difficoltà grande è conservare il te stesso che incontri quando torni nella vita di prima. Questa è la sfida, continuare a “sentirmi tutta”ed imparare a farlo qui.

Si parte anche per scegliere da che parte stare ed io scelgo di stare dalla parte di quelli che sorridono.

lunedì 30 agosto 2010

Convalido l'iscrizione di questo blog al servizio Paperblog sotto lo pseudonimo monicade

Piove

Piove. E' la prima pioggia grossa che vedo da quando sono tornata dalla Cambogia. E' fine agosto e l'aria si è decisamente rinfrescata.
"Ecco l'autunno", "Chiudi tutte le finestre", "L'estate è finita", "Quest'anno ha piovuto sempre, non se ne può più".

Queste sono le frasi che accompagnano questo acquazzone passeggero.

Piove. Ed io sto qui a fissare dalla finestra di camera mia, questi goccioloni che bagnano la strada e non posso non pensare al monsone che ha segnato il mio tempo in Cambogia.
Qui le strade non si allagano dopo tre minuti e non sei costretto a camminare in questo fiume d'acqua che corre veloce, mescolando terra rossa, polvere e storie di piedi che camminano scalzi non importa quale sia la superficie che li sostiene.
E' strano come ti rendi conto di quanto anche solo la pioggia possa essere diversa vista da un'altra prospettiva.
Ho sempre odiato la pioggia, perchè ti rende difficile muoverti in città, perchè porto gli occhiali e se si bagnano le lenti vedo male, perchè ti sporca i pantaloni e ti rallenta.

Ora no. Dopo un mese di piogge torrenziali, amo la pioggia e la rispetto.
In Kampuchea la pioggia si benedice. Se piove molto cresce il riso e la gente mangia. Non ho mai sentito nessuno lamentarsi dell'acqua che scende dal cielo. Anche perchè l'acqua è vita e se sai come utilizzarla ti rendi veramente conto di quale prezioso tesoro è nascosto dentro ogni piccola nube.

Il forte vento improvviso in un caldo e afoso pomeriggio è l'avvertimento che il tempo sta per subire un cambiamento repentino. Se ti trovi per strada ed il sole è davvero molto forte ed all'improvviso ti stupisci dell'aria fresca che ti accarezza, impari che hai circa dieci minuti di tempo per trovare un riparo, perchè quello è il tempo necessario al monsone per manifestare la sua straordinaria bellezza.
Il cambiamento è improvviso, le nuvole arrivano veloci e sono scure, profonde, i tuoni sono come tamburi battuti con violenza e le gocce di pioggia cadono all'unisono, senza introduzioni di sorta, così, tutte assieme.
L'aria passa dall'essere molto umida a fresca e tu torni a respirare normalmente, respiri profondi e lunghi così da fare riserva di fresco per quando poi la pioggia cesserà.
Non c'è molto che tu possa fare contro la pioggia nel sud est asiatico.

Puoi arrabbiarti con lei, perchè magari ha interrotto la tua passeggiata costringendoti a cercare riparo sotto qualche tettoia, oppure puoi godertela ed approfittare di lei come fanno i bambini, ad esempio, che non perdono tempo per spogliarsi dei loro pochi vestiti e correre in strada a giocare e ridere. O ancora, come fanno gli adulti, che hanno sempre con loro le carte od un sacchetto di scacchi, al primo vento loro di fermano sotto un posto sicuro e cominciano a giocare finchè il temporale non è finito. Poi rimontano in motorino o sul loro tuk tuk e la vita riprende come se nulla fosse successo.
Puoi fare delle interessanti chiaccherate sotto le tettoie delle città cambogiane, puoi recuperare e ritrovare il tempo per dare una dimensione più "umana" alla tua vita, nel senso di più aperta e disponibile alla socializzazione, durante un bel temporale. Potrebbe addirittura capitarti di innamorarti se la pioggia dura abbastanza....

E noi qui che malediciamo la pioggia perchè ci toglie tempo... E se invece lei continuasse a cadere proprio per ricordarci che noi non possiamo fare nulla? Che lei c'era e ci sarà sempre, noi invece no? Se volesse darci un'occasione per riconciliarci con il ritmo naturale del mondo, per ricordarci di tornare a godere di quei momenti di pausa bagnati e rinfrescanti?

Ero solita odiare la pioggia, ora la guardo e sorrido e mi vengono in mente i versi di una canzone...

Through the rain I saw a child just like my child
Someone's son or daughter
I watched as they played for a while
I wanted to cry, those babies just smiled

Let it Rain...

domenica 22 agosto 2010

La linea d'ombra

La linea d'ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo mi offrono un incarico di responsabilità portare questa nave verso una rotta che nessuno sa è la mia età a mezz'aria in questa condizione di stabilità precaria ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome il fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta so cos'è la nostalgia la commozione nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione senza preoccupazione soltanto fare ciò che c'è da fare e cullati dall'onda notturna sognare la mamma... il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità mi hanno detto che una nave c'ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell'essere adulto di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio "la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione" arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione e adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo l'astrologia che mi racconta il cielo galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare ma questa linea d'ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di responsabilità non so cos'è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare portato questo carico importante a destinazione dove sarò al riparo dal prossimo monsone mi offrono un incarico di responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l'ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione.

Io non sono qui.

Tornare a casa dopo un'esperienza come quella che ho vissuto, è la cosa più difficile da fare.
Tornare a casa e cercare di mettere assieme la tua vecchia vita e la vita che ti ha cambiata profondamente ti provoca dei sentimenti e delle sensazioni decisamente difficili da gestire e comprendere.

Mi manca la Cambogia. Mi manca la semplicità della sua vita, l'immediatezza nelle relazioni, la verità dei rapporti che ti accolgono con grandi sorrisi.
Qui la gente se guardandoti sorride, non sorride CON te ma DI te, e questa cosa non la sopporto più.
La Cambogia ha profondamente rivoluzionato il mio essere, facendomi scoprire una parte di me che avevo dimenticato, ridonandomi la mia vera essenza, regalandomi una forza che non credevo mi appartenesse più.
Sono diventata adulta in Cambogia, pronta a prendermi responsabilità che prima di partire neanche consideravo. Vedo le cose in maniera diversa, da un altro punto di vista, quello di una persona che si è trovata di fronte ai propri limiti ed alle proprie debolezze ed ha imparato a gestirle e farci i conti.

Sono stata accolta con il cuore aperto da persone che non sapevano neanche dove fosse il paese da cui vengo. Hanno fatto di tutto per farmi stare bene e per rendermi come loro. Ed è stato un regalo bellissimo sentirsi dire che secondo loro io in parte cambogiana lo ero già.

Non ho scelto la Cambogia prima di partire, è lei che ha scelto me e mi ha chiamata a conoscerla ed amarla.
Tornerò li, ci tornerò presto e chissà che la mia vita non prosegua li, dove i rapporti umani sono ancora la cosa più importante, dove la verità delle relazioni è l'unica cosa che conta.

Aukun Kampuchea, ci rivediamo presto.

sabato 14 agosto 2010

Dispacci dalla Cambogia #4

4 significa un mese e significa che la mia permanenza qui sta per concludersi. Mercoledi parto e saro in italia giovedi mattina e se devo dirvela tutta nn vedo l' ora.
un mese di solitudine era quello che cercavo quando sono partita, ma senza falsi eroismi, non e' facile, a volte un' ora dura un giorno. Pero' aldila della fatica e della stanchezza che inevitabilmente ti trovano e' stato il viaggio che volevo, quello di cui avevo bisogno.

questa settimana e' stata una settimana in movimento, ho girato la cambogia da nord a sud in autobus con tendine e pizzi ai finestrini. Ho visitato le maggiori provincie e ho visto le grandi differenze tra una citta' e l'altra e tra la gente.
Battambang, a 100 km dal confine con la thailandia, ad esempio, e' la citta' in cui le tracce del colonialismo francese sono piu presenti. Ed e' vero, lo vedi nell'architettura, nelle insegne stradali bilingue, te ne accorgi perche' la gente ti parla prima in francese e poi in inglese. Battambang e' Cambogia, e' caos, e' sporca. E' la provincia piu ricca ed i suoi villaggi sono molto diversi da quelli attorno siem reap. Le strade sono tutte, o almeno quelle che conducono verso la ricca thailandia, asfaltate, e facilmente percorribili. Ho visitato i killing fields, che qui sono grotte in cui i khmer rouges hanno ucciso circa 6000 persone semplicemente buttandoli giu, assomigliano molto alle fosse ardeatine, forse c' e' una sorta di macabro legame che rende simili luoghi come questi.Tutte le persone che ho conosciuto ed intervistato a Siem Reap sono state deportate o hanno seppellito qualcuno a battambang, ci dovevo andare, glielo dovevo.
A battambang c' e' anche l' ospedale di emergency in cui sono stata sabato scorso. E' un posto bellissimo, pur essendo un ospedale. E' il primo che emergency abbia mai aperto, e' dedicato ad ilaria alpi e quando entri sei a casa. Sono stata a parlare con i medici, mi hanno detto che dall' inizio dell' anno ci sono stati 100 casi di feriti da mine, l' anno scorso in tutto l' anno 240, e che la cambogia si potra definire' sicura, si stima tra 20 o 30 anni.
La cosa piu bella successami qui e' stato essere ringraziata da molte persone per il fatto di essere italiana, per qui, mi han detto, gli italiani sono gli unici che vengono veramente a prendersi cura di noi e lo fanno gratis e sono brava gente. Mi han detto che il nostro governo e' bravo.... io ho subito specificato che emergency col governo non c' entra nulla... Pero e' la prima volta che mi capita di essere ringraziata per il fatto di essere italiana, e mi ha fatto stare bene pensare che grazie a quei medici noi si sia visti bene.

ho preso poi il bus e sono andata a sud... 10 ore tra strade asfaltate e bumping roads ossia sterrati piene di buche allagate in autobus che per tutto il tragitto trasmettono video del karaoke ad un volume improponibile.
Sono andata a sihanoukville, al mare. Forse il posto meno cambogiano della cambogia intera.
Quelli sono i tropici, lontani anni luce dai villaggi che ho conosciuto. Mi sono pentita quasi subito di esserci andata perche mi mancavano la semplicita e l' immediatezza che avevo incontrato negli altri luoghi. A sihanoukville girano parecchi soldi, ma non c' e' traccia di quelli che finora sono stati per me i tratti caratteristici del popolo cambogiano. Sembra che ci sia un legame tra maggior ricchezza materiale e minore grandezza d' animo. o almeno questo e' il senso che mi ha dato.

Ma a tutto c' e' un motivo, ed in spiaggia, per la prima volta, ho visto cosa il nostro turismo di massa produce in queste terre... il turismo sessuale. decine di vecchi europei accompagnati da ragazze bellissime, di eta indefinibili, ma cosa molto piu triste e grave, bambini che ti si avvicinano e ti chiedono con fare molto suadente se tu sei li da sola e se nn vuoi compagnia. Provarlo sulla tua pelle e' una cosa che ti lascia senza fiato. perche' non c'e' nessun tipo di giustificazione a questo. e' aberrante. non vi dico di piu di questo, perche' mi fa ancora molto male pensarci.

ho ripreso poi il bus e sono tornata a phnom penh in questa citta che la prima volta che l' ho vista mi ha spaventato molto. Ora dopo un mese di cambogia mi sembra di essere a londra. ci pensavo oggi finche' camminavo per questi grandi boulevard dove le vetrine sono cosi uguali alle nostre cosi anonime. e anche qui ti accorgi di cosa il nostro turismo ha provocato in questa gente... qui lo sfruttamento sessuale e' palese, qui le ragazze vestono all' occidentale mentre nelle altre province no, perche' ad esempio, mettere gli shorts e' considerato troppo provocante. ma qui in capitale va bene.
Phnom Penh e' bella, e' un casino pero ti ci affezioni.
Non e' rimasto praticamente piu nulla della citta' amata da terzani, non c' e' piu nulla di quell' atmosfera un po bohemienne che doveva esserci qui 30, 40 anni fa, e' cresciuta in fretta, si e' adeguata velocemente al mondo occidentale. Ed in questo credo che la guerra abbia fatto molto, ad esempio, per vedere uno spettacolo di teatro delle ombre che e' patrimonio della cambogia e che dovrebbere essere molto facile da vedere nelle strade, siamo dovuti andare in periferia ed in zone poco raccomandabili. Pol pot e' proprio stato bravo a distruggere la cultura del suo paese, cosi facendo ha creato le basi perfette per l' appiattimento culturale effetto poco considerato della globalizzazione.
Non conosco pero ancora abbastanza questa citta' per poterne scrivere adeguatamente.

Una cosa che invece in questa settimana ho avuto modo di considerare, e' che la pelle della gente, la loro fisionomia, persino il modo di sorridere cambia di provincia in provincia. Cosi come cambia la terra, e questo mi fa pensare che ci sia un legame tra terra e pelle e che le rughe degli uomini siano un po le crepe del suolo. anche la mia pelle, infondo, rivela le mie origini, quindi perche' non dovrebbe essere lo stesso qui?
a Sihanoukville non ci sono gabbiani, a battambang la gente e' piu anziana che nelle altre provincie... quanto centrera' questo col fatto che quasi 4 milioni di persone sono state deportate da quelle parti? quante sono rimaste li, dopo la guerra?
ci sono anche piu mendicanti a battambang... e' la provincia piu ricca del paese, che significhi che un maggior benessere economico produca anche un maggior numero di poveri? o quanto meno uno squilibrio maggiore tra poveri e meno poveri?

Ho visto produrre la carta di riso che serve per fare gli involtini primavera... non credo ne mangero piu uno, perche' e' un lavoro massacrante; ho scoperto che 2 ettari di risaia bastano appena a sfamare una famiglia di 6 persone e che 1 tonnellata di riso viene pagata 85 dollari e che quindi conviene tenersela per l'autosostentamento.

Ho capito che dopo un' esperienza come questa, sei chiamata a scegliere giorno dopo giorno quando poi torni a casa, perche' le cose che hai conosciuto, gli incontri, le storie, i volti e gli sguardi ti si imprimono dentro come marchio a fuoco e te le porti con te. Si rischia una radicalita' che puo essere mal compresa, ma e' una questione di scelta, puoi far finta di non aver mai visto oppure tenerlo ben presente e farci i conti.

Ho scoperto ed imparato molto in questa settimana in movimento... ma non posso raccontarvi tutto via mail...

sono finita in ospedale per avvelenamento da cibo, ora sto bene non preoccupatevi, ma non e' stato piacevole.

ho realizzato quale grande privilegio mi sia stato concesso nel fare questo viaggio in questa terra. Ho avuto l'opportunita' di leggere al tramonto in un parco in indocina, cenare con un monaco buddista e parlare di dio, vedere il lago piu grande del sud est asiatico ed ho pianto delle storie di vita che mi hanno incrociata.
Una mia amica mi ha detto che venendo qui ho quasi abbracciato il mondo,.. e' vero ed e' bello.
Mia madre prima di partire, mi ha detto che infondo lei non era troppo preoccupata per me (anche se ovviamente mentiva), perche 'tu dalla vita non hai mai avuto nulla facilmente e poi sei creciuta lavandoti in bacinelle con l' acqua del pozzo... ce la puoi fare laggiu' ed ho capito quale grande tesoro sia stata quell' infanzia cosi semplice perche e' anche grazie a quello che qui mi sono sentita a casa la maggior parte del tempo.